“Grazie per il vostro prezioso servizio. Ogni nuovo anno scolastico che si apre porta preoccupazioni, ma anche sfide belle e ricche di opportunità. Rivolgetevi dunque ai nostri uffici della CEI non solo come strumento di sostegno, consultazione e orientamento, ma anche per far conoscere esperienze positive sul territorio da mettere a frutto e valorizzare”.
Con questo benaugurante saluto iniziale di Don Alberto Gastaldi, direttore dell’Ufficio per l’Educazione, la Scuola e l’Università e del Servizio Nazionale per l’Insegnamento della Religione Cattolica, si è rivolto ieri ai partecipanti al 17° Laboratorio dei responsabili diocesani per l’IRC di recente nomina che si è svolto a Roma. L’evento ha raccolto una cinquantina di partecipanti, da subito coinvolti nell’atmosfera di condivisione di esperienze e passione per il proprio ruolo, grazie al video “Perché ci piace! L’ora di religione raccontata dagli studenti”.
Il filmato, realizzato in occasione del 3° meeting nazionale dell’IRC “Il cuore parla al cuore”, ha portato al di fuori dei banchi di scuola la testimonianza di tanti ragazzi capaci di offrire un affresco generazionale inedito sull'Insegnamento della Religione Cattolica che, lungi dall'essere una lezione puramente dottrinale, viene descritta dai ragazzi stessi come una vera e propria oasi di confronto e di crescita personale all'interno della settimana scolastica. Uno spazio percepito come libero dai giudizi, aperto all’inclusione, alla multiculturalità e orientato all’ascolto e al dialogo.
La mattinata è proseguita con la relazione introduttiva dal titolo “Identità e servizio del direttore diocesano per l’IRC nella chiesa locale”, curata dallo stesso Don Alberto Gastaldi sulla base delle sollecitazioni giunte dai responsabili diocesani. “Il ruolo di responsabili di IRC è delicato perché fissato sulla soglia di un impegno fornito alla Chiesa, ma anche allo Stato”, ha ricordato don Alberto, “occorre tenere insieme solida preparazione, sensibilità pastorale e competenza tecnica. Perché gli insegnanti di IRC non sono soltanto funzionari, ma chiamati a svolgere un servizio per la comunità cristiana. Di qui l’importanza di avere collaboratori che aiutano nella conoscenza e comprensione di normative e dispositivi e di strutturare l’ufficio con consulte diocesane per avere il polso del territorio e l’occasione di ascoltare delle proposte concrete”.
“Molti di voi hanno detto che l’IRC è una terra di missione”, ha proseguito il direttore UNESU e IRC, “nel senso dell’annuncio del Vangelo, ma non bisogna dimenticare – come hanno ricordato i ragazzi nel video iniziale – che l’ora di religione è anche un spazio di riflessione e di ascolto. Si tratta di un aspetto positivo da evidenziare, perché quei ragazzi che s’incontrano in classe e decidono di partecipare non è possibile incontrali in nessun altro contesto. Non certo in parrocchia o a messa”. Proprio per questo: “La scuola diventa cruciale e data l’altezza della sfida la preparazione diviene sempre più complessa. L’IRC non può essere considerata una materia chiusa e non aperta al mondo, la nostra responsabilità è offrire ai ragazzi la tradizione della cultura cristiana avendo la flessibilità di cambiare la propria impostazione in virtù dell’interlocutore”.
Il momento di confronto e dialogo che è seguito, con Don Alberto e il prof. Sergio Cicatelli (Coordinatore Scientifico del Centro Studi per la Scuola Cattolica), ha visto i partecipanti interrogarsi su questioni fondamentali. Tra le molte portate all’attenzione generale: le attività alternative che sono già curriculari proposte in modo concorrenziale rispetto all’IRC, l’impostazione culturale escludente di molti dirigenti scolastici, la delicatezza della questione connessa alla discrezionalità pastorale, il dialogo con il Vescovo di riferimento, il senso di appartenenza alla comunità, la socializzazione delle problematiche.
Prima di concludere i lavori della mattinata, un breve video a cura di Marco Ferrando, Vicedirettore di “Avvenire”, ha illustrato ai partecipanti l’iniziativa “Ora Libera”. Una newsletter realizzata dal quotidiano in collaborazione con il Servizio nazionale per l'Insegnamento della Religione Cattolica e l'Ufficio scuola della CEI, inviata ogni due venerdì. Come illustrato da Ferrando, si parte da un fatto d'attualità per trasformarlo in uno spunto didattico e di dialogo con gli studenti di ogni ordine e grado. La registrazione è gratuita e si può effettuare direttamente dalla pagina ufficiale sul sito di “Avvenire”. Attualmente questo strumento ha 3.000 iscritti di cui circa la metà interagisce abitualmente.
Il momento finale è stato dedicato all’emozionante video di Marco Rodari, noto con lo pseudonimo di “Claun il Pimpa”, fondatore nel 2015 dell’Associazione “Per far sorridere il cielo”. La sua attività di clown volontario, rivolta soprattutto ai bambini che vivono in aree interessate da guerre e crisi umanitarie, si è recentemente arricchita dell’iniziativa “la Giornata della Meraviglia”. “L'11 ottobre”, ha spiegato Rodari, “si svolgerà la sesta edizione in Italia con laboratori e iniziative in più di 100 tra piazze, oratori, biblioteche, musei e vedrà collaborare più di 500 associazioni e enti del territorio”. “Vorremo che le scuole promuovessero il progetto coinvolgendo gli studenti proponendo una riflessione sulle fatiche dei bambini in guerra e sull’elaborazione di soluzioni di pace”, ha precisato Rodari. La Giornata della Meraviglia si svolgerà anche in Iraq, Siria, Israele, Palestina e Ucraina, dove nel corso dell’anno si cercherà d’incontrare in più di cento tra villaggi e centri cittadini migliaia di bambini.